| |
|
La
zona a Denominazione Controllata e Garantita Franciacorta
è delimitata ad est da colline rocciose e moreniche,
a ovest dal fiume Oglio, a nord dall'anfiteatro delle colline
del Lago d'Iseo e dalle ultime propaggini delle Alpi Retiche
ed a sud dalla fascia pianeggiante con il Monte Orfano.
Questa zona riconosciuta nel
1967, con modifiche del disciplinare nel 1983 e 1993, è
stata particolarmente studiata dal consorzio di Tutela con
la realizzazione della zonazione e della carta vocazionale
dei terreni e si estende prevalentemente su terreno morenico
a sud del lago d'Iseo dove le ondulazioni lasciate dal ritiro
del ghiacciaio preistorico offrono ampi spazi alla viticoltura.
Il clima mitigato dal benefico
effetto del lago è particolarmente favorevole all'ottenimento
di uve qualitativamente superiori preludio a ottimi vini.
La superficie vitata, con rivendicazione
delle uve nell'anno 2000, è pari a 912 ettari per la
docg, 300 ettari per il Terre bianco e 432 ettari per il Terre
rosso per un totale di 1643 ettari.
La commercializzazione del Franciacorta,
nello stesso anno, si è assestata intorno alle 3.800.000
unità, ottenute esclusivamente con il metodo della
rifermentazione in bottiglia dei vini base ottenuti dalla
vendemmia.
Le uve ammesse sono lo Chardonnay
e/o Pinot Bianco e/o Pinot Nero, la cui resa deve essere al
massimo di 10.000 chili per ettaro. Sono vietate le pratiche
di forzatura, tranne l'irrigazione di soccorso, e le pratiche
di vendemmia che non mantengono l'integrità degli acini.
La resa di trasformazione uva
-vino deve essere del 65%, il periodo di elaborazione in bottiglia
parte dal 1° febbraio successivo alla vendemmia.
Alla realizzazione della cuvee
dei vini base, che per i millesimati (i vini con l'indicazione
della vendemmia) deve contenere l' 85% di vino dello stesso
anno, viene aggiunta una percentuale di zucchero di canna
pari a 25 grammi litro per il Franciacorta e 18 per la tipologia
Saten.
L'aggiunta della liquer de tirage
formata anche dai lieviti selezionati e dal chiarificante
provoca la rifermentazione con sviluppo di anidride carbonica
ed alcool. L'anidride carbonica, imprigionata nella bottiglia
dalla bidule o sottotappo e dal tappo corona ermetico, si
ricompone con il vino dando origine alla presa di spuma ed
al caratteristico perlage: tutto il processo avviene immagazzinando
nelle cantine le bottiglie poste orizzontalmente in cataste.
Al termine della rifermentazione
i lieviti, morendo, si depositano sul lato lungo della bottiglia
dove cedono per lisi altre sostanze al vino spumantizzato.
Alla scadenza del periodo di
invecchiamento che minimo deve essere pari a 25 mesi dalla
vendemmia e 18 mesi dal tiraggio o imbottigliamento avviene
il remuage o rimozione del deposito su appositi cavalletti
detti pupitres. Qui con abili manovre della durata di circa
due settimane, il deposito viene fatto concentrare nel sottotappo.
La bottiglia tenuta a testa in
giù viene successivamente posta in appositi congelatori
di colli che ghiacciando il sedimento permettono di raddrizzarla
per sganciare il tappo corona provvisorio e permettere l'espulsione
del sedimento grazie alla pressione interna pari a circa 6
atmosfere.
A questo punto viene immessa
la liquer d'expedition, cioè vengono rabboccate le
bottiglie con una soluzione zuccherina e di vino che determina
la tipologia di gusto del Franciacorta.
Si ottengono così in assenza
di zucchero o, al massimo, 3 grammi litro i Pas dosè
o Dosage Zero o Nature, da 0 a 6 grammi litro l'Extra Brut,
con meno di 15 grammi litro il Brut e poi a salire l'Extra
Dry da 12 a 20 grammi, il Dry o Sec da 17 a 35 grammi, il
Demi Sec da 33 a 50 grammi e il Dolce, non previsto dal disciplinare,
con oltre 50 grammi litro.
Con l'aggiunta della liquer,
la tappatura definitiva con il tappo a fungo, la gabiettatura
e l'abbigliaggio della bottiglia si conclude l'elaborazione
del metodo classico.
Al consumo il vino deve rispettare
l'alcool minimo dell'11,5%, l'acidità al 5,5 per mille
ed un estratto secco minimo del 15 per mille.
Il Franciacorta si può
elaborare anche nella versione Rosè e Satèn.
La versione Rosè deve
contenere almeno il 15 % di uve Pinot Nero, mentre quella
Satèn deve essere ottenuta da sole uve Chardonnay e
nella sola tipologia di gusto brut, con una sovrappressione
inferiore o al massimo di 5 atmosfere.
Tutte le versioni possono riportare
il millesimo se rispettano la già citata composizione
dei vini base e subiscono un affinamento di almeno 30 mesi.
Accanto alla docg esiste la Denominazione
di Origine Controllata Terre di Franciacorta nelle tipologie
bianco e rosso.
Nel bianco la composizione delle
uve ricalca quella degli spumanti con una resa per ettaro,
in caso di non declassamento delle uve docg, ma partendo da
vigneti iscritti al solo albo della Doc, di 11.500 chili con
un resa di trasformazione del 68%.
Le caratteristiche minime all'atto
dell'immissione al consumo devono essere: alcool all'11%,
acidità al 5 per mille ed estratto secco al 15 per
mille.
E' possibile aggiungere il toponimo
vigna immettendolo al consumo dopo il 1° settembre successivo
alla vendemmia e un titolo alcolometrico minimo del 12%.
Il rosso è composto dalle
seguenti uve con queste percentuali minime: Barbera 10%, Nebbiolo
10%, Merlot 10% e Cabernet Sauvignon e Franc 25%.
Le rese sono uguali al bianco
e le caratteristiche minime al consumo devono essere: alcool
11%, acidità 5 per mille ed estratto secco 17 per mille.
Il toponimo vigna si deve immettere
sul mercato due anni dopo il periodo vendemmiale con sei mesi
di affinamento in legno e sei mesi in vasca o bottiglia: la
gradazione alcolica minima sale al 12%.
Accanto ai vini docg e doc ci
sono quelli ad Indicazione Geografica Tipica Sebino che possono
riportare l'indicazione del vitigno se ne contengono almeno
il 90% come ad esempio il Pinot Nero Sebino Rosso.
|